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Tanti piccoli racconti cominciano per caso, dal nulla del silenzioe come il nulla se ne vanno nel silenzio.
I pensieri in cerca diuna via d’uscita ricordano il passato.
Questa è la storia di un giovane uomo che amava ascoltare e ripercorrendo le vie della vita, trova in se stesso la magia dello spirito che porterà Elia in un viaggio senza ritorno verso l’amata, l’amico e la figlia.
La contraddizione di un fatale destino e la scoperta del mistero con una seconda possibilità.
Qualche volta non c'è un perchè.
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Sono certo che il tempo è solo il metro della vita,l’ordine non è dato dai secondi, tutto dipende dai ricordi e dall’oggi. Il mio tempo sono esclusivamente immagini da collegare.
Estratti dal romanzo:
...Ho vinto ingiustamente il pubblico concorso comunale di custode della Torre tramite Carlo Zanfi, un compiacente assessore. Mi è costato poco, si è fatto comprare all’insaputa di suo zio, il Sindaco Vasco Zanfi, con un paio di consulenze omaggio, è bastato un piccolo gesto e il concorso esposto in bacheca, et voilà, per magia qualcuno l’ha coperto con foglietti e fogliettini di burocrazia, in pratica a conti fatti sono stato l’unico partecipante. Il tempo mi ha insegnato che cinicamente tutto si può comprare in silenzio. In seguito, cordialmente e con il medesimo silenzio, mi era stato consigliato di ringraziare l’assessore ma io ho preferito fare l’indiano e dimenticare in fretta l’intera vicenda. Se un giudice sotto giuramento mi chiedesse dell’accaduto, risponderei con falsa sincerità che non ricordo da dove venne la soffiata. Anche un confronto all’americana non risolverebbe i dubbi della giuria: ho solo un vago ricordo dell’impiegato in anagrafe, non ricordo bene neppure il suo nome, credo Giuseppe Alighiero o forse Giorgio Arfiano? Non rammento il nome, so solo che per fortuna è rimasto poco tempo, quanto basta, mi verrebbe da dire. In fin dei conti se ci penso bene anche il destino è una conquista da comprare e come la roccia fatta di pietra non parla. La pietra dura come sasso è lì ferma immobile, sembra stabile e incorruttibile ma un giorno con il tempo e per caso, senza un motivo apparente si spezza cade e rotola per diventare indifesa come la sabbia. Granelli spazzati dal vento e calpestati dalla carne.
Si può dire che le chiavi del caso sono figlie dell’ombra e in un attimo la Torre è diventata casa mia, è fatta di sassi senza vita ma inverosimilmente ha molte storie da raccontare, me la sento addosso, ci vivo da cinque anni e anche se non tutte le stanze sono agibili, devo dire che mi trovo proprio bene. Ho ristrutturato la parte a sudest, un po’ a mie spese e un po’ di più con il contributo della Provincia. Tutto regolare: basta compilare moduli e firmare. Di mio qui c’è ben poco, forse qualche mobile. Ho sempre pensato che il concetto di mio e tuo può avere le più diverse varianti. Sfumature...
E ancora:
...Quando abitavo a Firenze, Lotte ebbe l’idea di fare una seduta spiritica, una di quelle cose viste e riviste nei film americani. Il mio essere agnostico mi spinse comunque a provare. Il tavolo tondo era pronto, eravamo carichi d’interesse misto a vino, Stine disponeva le lettere, Marios, io e Lotte chiudevamo il cerchio. Non eravamo molti ma l’intimità della serata riempiva i posti liberi. Maria non volle partecipare, se pur scettica preferiva guardare in disparte, mentre bivaccava sul divano. Si era appena fatta la doccia, era vestita di asciugamani, uno le copriva dalle spalle alle ginocchia, l’altro i capelli umidi, strano quadretto. Mi piaceva, era sexy, sbirciavo di nascosto il suo corpo, mi piaceva, illuminava la stanza. Osservando intorno mi accorgo che in effetti c’è troppa luce. Le tre lampadine dell’applique erano troppo forti, non rendevano giustizia alla situazione, così per ottenere una luce soffusa ne ho svitate due. Fumi di sigarette per l’atmosfera. Candele profumate e incenso per coprire l’odore della cena. Come sempre troppo saporita. Nel frattempo si erano fatte le ventitré e trenta, anzi erano passate da qualche minuto. Una preparazione meticolosa e silenziosa. Eravamo davvero indaffarati, non si sentiva una discussione, solo parole accondiscendenti,chi metteva quello e chi metteva quell’altro. Tutto girava alla perfezione...
E...:
Due passi nel cuore della notte e un bicchiere d’acqua fresca sono sempre utili, nel tornare in camera ho visto la mia immagine riflessa nello specchio ed è stato in quell’istante che ho capito di non essere più io e di aver perso l’ira della coerenza. Sì, i capelli erano i miei, anche gli occhi, ma quella faccia: che schifo! E quello sguardo senza ombra di chi è? Non posso essere io:
Chi sono diventato?
Sporgo la fronte verso lo specchio ma non vedo i miei pensieri, sento il vento soffiare tra le finestre ma i miei capelli non si muovono, mi sento improvvisamente fuori luogo, duro fatto di cemento in cerca di terra, di semi e di erba. La casa è fredda, sì, è troppo fredda anche per me. In quel preciso istante avevo deciso di prendermi del tempo...
Quando raggiungerò la pace del pensiero sarà il momento di domandarsi perchè.
Quando avrò il futuro in tasca, probabilmente non mi servirà.
Quando sarò la risposta avrò raggiunto il mio destino.